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Chi sarà capitato nei pressi delle scuole medie di Reggiolo intorno alle ore 18.00 del 20 Aprile, sarà stato sicuramente catturato da un insolito fermento.

Il rombo del pullman dei Fratelli Panizza a fare da sottofondo ad un contrappunto di mani operose che si assiepavano intorno alle stive per caricare pacchi, baracche e tacchi, come formiche inarrestabili che preparano scorte per l’inverno. Ad accompagnare questa perfetta simbiosi, il cicalio di altrettanti individui impegnati a darsi da fare anch’essi con le mani, ma solo per dare più forza al verbo.

Un insieme perfetto, un contrasto modulato di rumore e movimento che ai sensi di un passante intimava una sola, repentina domanda: “Ma chissà dove va la banda quest’anno!?!”.

La risposta non era nuova, considerato che, per il corpo filarmonico, sarebbe la terza trasferta su territorio olandese; ciò che rapiva l’attenzione, infatti, non era il “dove?” ma il “chi?”.

Il nuovo gruppo, formato interamente da ragazzi, tranne qualche eccezione, di 22/23 anni di età media, fu “battezzato” l’estate scorsa con il concerto Colori, all’interno della rocca medioevale ed in un solo anno ha collezionato, uno dietro l’altro, importanti successi come Joy, il progetto ideato per celebrare il Natale e Sotto la bandiera, un percorso nella storia dei 150 anni di unità d’Italia, incontrando il favore di pubblico ed istituzioni.

L’effervescenza creata da questi importanti traguardi doveva in un qualche modo essere consolidata, così come doveva esserlo, prima di tutto, questa giovane compagine.

Il viaggio in Olanda, precisamente nel sud, tra Kerkrade e Maastricht, aveva esattamente quest’obiettivo.

Dopo 15 ore di viaggio l’assonnata brigata arriva alle porte del Monastero di Rolduc, all’interno del quale è stato creato un hotel, alloggio dei musicanti sino a domenica 24 Aprile. Il luogo ha un non so che di mistico, ma ciò che è ancor più mistico è che la compagnia italiana sia arrivata in anticipo di ben tre ore, sorprendendo anche l’amico nonché preziosissimo collaboratore organizzativo, il Maestro Ron Daelemans.

Per non perdere tempo, l’attivissimo maestro rimbalza gli sbadiglianti italiani allo “Snoworld”, una pista da sci coperta che sorge tra le verdi campagne olandesi.

Chiaramente, dopo il lungo viaggio, in pochi hanno la voglia e l’attrezzatura per una “scivolata”, quindi si propende per la baita, anch’essa ricostruita: la sensazione è di essere in montagna d’inverno, ma la temperatura esterna è di 25 gradi.

Ciò spinge i più pigri a crogiolarsi al sole e i più tenaci a tentare l’impervia scalata della collina sulla quale si erge la pista coperta; risultato finale: i pigri guarderanno le foto del panorama mentre i tenaci avranno la carne greve fino alla fine della settimana.

Cuore della giornata è stata la visita alla fabbrica di strumenti musicali “Adams”. La sensazione che un musicista prova quando entra in una struttura del genere è la stessa che può provare un pesce rosso che si tuffa nell’oceano, o quella che hanno provato Hansel e Gretel trovandosi di fronte alla casetta di marzapane, ma senza strega. Una vera e propria officina meccanica con tanto di saldatrici, piegatrici e punzonatrici utilizzate per produrre ottoni e percussioni di ogni sorta. Gli spazi sono immensi, al punto che occhi e cuore si perdono, per ritrovarsi uniti nell’immenso show-room, all’interno del quale è esposta l’intera gamma di strumenti di produzione propria. Timpani, gran-casse e marimba a profusione.  Una sala è addirittura dedicata interamente alle batterie: ce ne sono di ogni specie e accessori per tutti i gusti, battenti, bacchette, piatti, guanti e addirittura calzari per batteristi. Il tutto talmente perfetto da lasciar intendere che siano in vendita anche i batteristi, merce rara.

La giornata prosegue e si conclude con una prova insieme ad una delle bande dirette dal maestro Ron (Harmonie St. Philomena Chevremont). Si suona nel retro di un pub, l’ambiente e le sonorità non sono molto stimolanti, ma è comunque appagante suonare la stessa cosa pur parlando lingue diverse.

Il secondo giorno vede la squadra agli ordini del Maestro/guardiacaccia Paolo De Gaspari impegnata in un concerto nel parco naturale chiamato “mondo verde”. La location è meravigliosa, ma un po’ dispersiva, si suona all’aperto in condizioni climatiche estreme: è stato un concerto di assestamento in vista della performance del giorno dopo.

La giornata prosegue con la visita libera del parco a tema, diviso per zone geografiche con tanto di animali esotici, talmente esotici da confondersi a tratti con i componenti del gruppo musicale. Solo l’appello sul pullman, alla ripartenza, ha potuto fare chiarezza su chi potesse effettivamente tornare al sacro albergo: una scimmia dalle zampe gialle, un procione ed un lama, con sommo disappunto, del lama soprattutto, sono stati costretti a ritornare nelle loro gabbie.

Il pomeriggio termina con la visita alle miniere di carbone di Valkenburg. Il branco è accolto e coccolato da un ex lavoratore della miniera, chiusa nel lontano 1976. L’anziano ma pimpante signore ricorda per tratti e per modi di fare il grande Dario Fo; in questo caso però, in ciò che racconta c’è ben poco di “Buffo”. La narrazione è incalzante ed il pubblico pende dalle labbra della guida che narra le condizioni lavorative alle quali erano sottoposti i minatori; queste parole pesanti, come l’aria intrisa di polvere di carbone, accompagnano gli increduli ragazzi fino al Monastero che, per fortuna di sotterraneo ha solo una piccola birreria.

Il morale torna alto e lo spirito è rinforzato dalla luce mattutina, tutto sembra prepararsi per affrontare il terzo ed ultimo giorno in terra arancione: subito visita al cimitero americano di Margraten delle vittime della seconda guerra mondiale. Altra esperienza toccante soprattutto dopo aver scoperto che la croce di ogni soldato caduto è stata “adottata” da un cittadino Olandese in segno di riconoscenza e ringraziamento per la liberazione dal regime.

Qualche meritata ora di svago è stata concessa in quel di Maastricht: bella e ridente cittadina e, per la gioia delle donzelle, incastonata di negozi di scarpe ed abbigliamento; per gli uomini invece…birra e patatine fritte in ogni pertugio, che costano meno, ma fanno divertire il doppio, almeno.

Il pomeriggio vede la compagnia impegnata nelle prove generali del concerto che si svolgerà la sera stessa nell’Aula Minor del monastero. È importante sottolineare che non è casuale che ogni giorno la “banda” sia impegnata in situazioni musicali come prove o concerti; il tour è stato studiato per lo scopo ben preciso creare coesione nel gruppo, ma l’intento è di farlo attraverso la musica, tutto il resto diviene contorno. È fondamentale che non si realizzi il contrario, pena l’implosione di un’esperienza potenzialmente deflagrante, in una “goliardica scampagnata”.

Il sabato sera è un momento atteso da tutti, poiché in larga parte, dalla riuscita di quest’ultimo spettacolo, dipende il risultato finale del tour.

I ragazzi sorridono, solari, colorati, come le loro camice variopinte, che in un certo senso sono la vera e propria scenografia del palcoscenico.

Sembra di vederli, un anno dopo “Colori”, con la stessa enorme carica, ma con maggior consapevolezza dei propri “strumenti”.

Dance! è il progetto studiato in occasione di questa importante tappa in terra straniera; ha coinvolto l’intera scuola di musica di Reggiolo ed è un percorso che propone un eterogeneo insieme di danze da tutto il mondo, col fine di creare un’atmosfera tale per cui, sia chi suona, sia chi ascolta, si faccia trasportare dagli sfrenati ritmi ed istintivamente sia portato a muoversi a tempo di musica, a danzare, appunto.

Danza, in un certo senso, per scrollarsi di dosso tutto il “vecchio” o il “già visto”, che la definizione “corpo filarmonico”, o “Banda” possa portare con sé; danza perché è movimento armonico e non movimento e basta; danza perché è scorrere, divenire; danza perché è musica che si vede e la R-band (nome più consono per questo gruppo), in Olanda ha visto cosa, ma soprattutto come si può fare.

Il concerto, come si può immaginare dai presupposti, è stato un successo, come tutti si aspettavano e speravano; la standing ovation del pubblico ha in un qualche modo ripagato tutti gli sforzi e i sacrifici per arrivare a questo traguardo, in più ha dato la giusta dose di motivazione per i nuovi obiettivi che non saranno imposti da nessuno, ma verranno direttamente da ogni singolo individuo che compone questo strabiliante insieme.

Giovanni Fava

giornale olandese

 

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