Concerti

Nessun evento

Scuola di Musica

Banner

Gallery

 -

ARTICOLO BY DEVIS FERRARI

Allora, Olanda first, siamo partiti il 19 mattina, verso le sei, viaggio, viaggio, viaggio, sosta a Norimberga per la notte.
Il giorno dopo si prosegue per arrivare in Olanda. Quando il pullman volta nel parcheggio della scuola di musica olandese veniamo accolti da tutto il coro di clarinetti. Ci aspetta una veloce cena a base di pastrocchi in scuola di musica e poi via, siamo divisi nelle famiglie. Siamo poco stanchi nonostante il viaggio, arriviamo a casa della ragazza che ci ospita verso le nove e mezza di sera e ci mettiamo a chiacchierare nel salotto di casa, una bella casa. Si parla delle bande, delle nostre vite, dell'Olanda e dell'Italia finchè, dopo mezz'ora, Rina (così si chiama la ragazza che ci ha ospitato) ci dice: "Beh, sarete stanchi, vi lascio andare a letto". Doccia e letto.

21 Aprile

Apro una piccola parentesi sulle case olandesi, perché è d'obbligo spiegare come sono fatte. Dunque, la prima cosa che uno nota in una casa qualsiasi è che ha delle finestre enormi, delle vetrate, non ci sono scuri, solo tendine in pizzo, quindi uno da fuori vede benissimo dentro, ma questo non è un problema perché in Olanda non troverai nessuno che ti guarda in casa. Ogni casa ha il suo giardino, quella dove eravamo noi ce l'aveva davanti e dietro, e quando dico giardino intendo un bel pezzetto di terra, con aiuole, fiori e piantine. Una volta dentro uno si accorge che gli olandesi sono di un ordine armonico, non eccessivo, tutto è al suo posto ma non c'è una regola che questo ordine segue. Altra cosa micidiale sono le scale, gli scalini sono più alti che profondi, di modo che una persona percorre in un metro in orizzontale, due metri in verticale. Portare le valigie al piano di sopra infatti si è rivelata un'impresa, c'è di positivo che se uno cade mentre scende, cade in piedi. Unici sono, comunque, quelli che le abitano; la loro ospitalità mi ha lasciato senza parole già dal primo giorno, gran parte di quelli della banda avevano un mazzo di chiavi della casa nella quale erano ospitati, e gli altri, come noi, erano stati messi al corrente di dove si trovavano le chiavi nascoste per entrare in casa. Chiusa parentesi.
Allora, la prima mattina in Olanda, dopo una colazione a base di pane, salume, formaggio, the, succo d'arancia, latte e banane, chiudiamo la casa, facciamo cento metri a piedi e siamo già in scuola. La mattina la passiamo facendo le prove con la nostra banda, poi proviamo un pezzo assieme agli olandesi i quali non sono una banda come noi ma un coro di clarinetti, ci sono in 30 circa. Dopo pranzo tutti in città, Groningen, una città grande come Bologna, piena zeppa di ragazzi e ragazze giovani.
Apro una parentesi doverosa anche sulla fauna femminile Olandese. La maggiorparte di questa popolazione femminile ha occhi chiari, azzurri perlopiù, e capelli biondi, una combinazione esplosiva. Fisico snello, alte e con un buon telaio, notevole anche il portamento. La cosa curiosa è che di brutte ragazze se ne vedono veramente poche il che mi ha spinto a formulare le diverse ipotesi che seguono :
a) la selezione naturale col passare degli anni ha fatto si che la popolazione olandese, accoppiandosi, procreasse solo perle di bellezza;
b) il governo olandese attua una crudele legge, tenuta nascosta a tutti, secondo la quale se al decimo anno di età una bambina è una cozza verrà eliminata fisicamente;
c) il governo olandese attua una severa legge, tenuta nascosta a tutti, secondo la quale se al decimo anno di età una bambina è una cozza verrà esiliata in uno dei paesi membri dell'Unione Europea;
Chiusa parentesi.
Le vie del centro di Groningen sono veramente belle, piene di negozietti assurdi. Arriviamo dopo un po' nel punto della città che ognuno di noi conosce, anche solo per sentito dire, la Zona Rossa (che non è un quartiere di comunisti). Qui in Olanda, ogni città che si rispetti ha le sue vie rosse e una manciata di coffee-shop.
Si ritorna a Hoogezand nel tardo pomeriggio, ceniamo nella scuola di musica praticamente alle sei e mezza, la si usa così, anzi, sarebbe già tardi. Dopo cena attaccano un po' di musica, si ballicchia per un'ora poi a casa.

22 Aprile

Il 22 è un giorno un po' funesto, c'è in programma una gita a Utrecht, visita della città e visita ad un museo di strumenti azionati meccanicamente. Ci dobbiamo trovare con il presidente di un coro di clarinetti. Tale coro doveva fare lo scambio con noi la stessa settimana, ma per vari motivi lo scambio è saltato. Arriviamo nel posto prestabilito per l'appuntamento ma dell'uomo non c'è traccia. Incomincia la caccia all'uomo, siamo in perfetto orario ma il tempo incomincia a passare inesorabilmente. Una volta trovato il tipo andiamo a scaricare gli strumenti in scuola di musica, siamo in ritardo marcio perciò ci resta solo un'ora per visitare Utrecht e siamo costretti a scegliere tra museo o città. Mentre alcuni visitano i museo noi ci dedichiamo al passeggio. Incominciamo a girare per le vie della cittadina, ovunque ci sono persone molto giovani, passiamo davanti al conservatorio e alla cattedrale, gironzoliamo di qua e di la. Passata l'ora di "libera uscita" il pullman ci riporta nella scuola di musica di Utrecht dove ci viene servita la cena prima del primo concerto. Nell'aria stagnano diversi odori, provenienti da piatti e vassoi disposti su tavoli vicino alle pareti. Dopo la cena il concerto, Paolo batte i quarti e lo spettacolo inizia. Siamo all'interno di un immenso ospizio, uno di quelli che se ti perdi ti ritrovano 5 anni dopo, col barbone e i capelli lunghi. Ad assistere alla nostra performance troviamo una schiera di donnette ultra settantenni, dagli sguardi interrogativi. Penso che qui il look delle over '70 è lo stesso che abbiamo in Italia, solo un po' più rilassante: cofane bianche come capigliatura, occhialoni con lenti di scarto del telescopio spaziale Hubble, golfini di lana spessi tre dita anche se la temperatura è pressoché tropicale, un'aria distaccata, frivola, uno sguardo di chi cerca ancora emozioni off-limits in un corpo che è già di per se off-limits. Nonostante tutti noi grondiamo di sudore dopo i primi tre respiri, il concerto riesce bene, le nonnette sono soddisfatte e applaudono. Mentre raccogliamo strumenti e leggii passiamo in mezzo ad una folla di sdentate che allungano le mani nel tentativo di fermarci, io vengo messo in mezzo da due signore che incominciano a parlarmi con larghi sorrisi e voluminosi gesti. Capisco qualche parola che assomiglia all'inglese, mi fanno intendere che il concerto gli è piaciuto e che siamo stati bravi. Sono questi però i momenti in cui rimpiangi di più l'ombrello per ripararti dalla pioggia di sputazzini che partono dalle boccucce delle amabili signore… Il viaggio di ritorno a Hoogezand dura un paio d'ore, le famiglie ci aspettano in scuola, a casa una doccia veloce e poi a letto.

23 Aprile

Anche oggi si passerà il tempo a Groningen. Si arriva in città abbastanza presto, la banda si divide in gruppettini che incominciano ad esplorare la zona. Dopo un po' di shopping ci ritroviamo. E'ora di pranzo e nonostante mi fossi già mangiato i miei 3 toast ho ancora fame perciò ci chiudiamo in un pub dove mangiamo e beviamo. La birra qui in Olanda è squisita, di una leggerezza che in Italia ce la sogniamo, il contenuto alcolico è moderato e anche se uno fa il bis o il tris difficilmente si ubriaca. Nel tornare al pullman siamo accompagnati da una leggera brezzolina che porta gli odori dei ristoranti nelle varie piazze, un miscuglio etnico non indifferente. Torniamo alla scuola, ci cambiamo indossando le nostre divise e partiamo alla volta di un complesso scolastico dove terremo il concerto. Sistemiamo sedie, leggii e strumenti e suoniamo moto bene. A metà spettacolo la presentatrice mi chiama davanti e non appena arrivo al centro incominciano a suonare "tanti auguri a te". Un bel momento, nonostante il mio sangue freddo il pubblico e la banda si sono accorti di quanto fossi emozionato; sarà stato perché la mia faccia si è accesa di un rosso intenso, sarà stato perché nel tornare alle percussioni ho ribaltato tutti i leggii dei flicorni e dei tromboni, sarà stato perché una volta dietro ho continuato a girare 5 minuti per ritrovare dove ero seduto. A fine concerto ci hanno offerto da bere nel barettino della scuola, birre a manetta, di quelle pese però, infatti dopo due giri ho dovuto ripiegare su una cocacola visto che il mondo incominciava a girare troppo velocemente intorno a me. In pullman nel viaggio di ritorno verso Hoogezand ci guardiamo le ultime battute di Milan-Ajax mentre smaltiamo un po' di alcool. Scendiamo dal pullman e ci andiamo a levare le nostre divise tutte sudacchiate che ci serviranno per un altro concerto ancora. Nell'aula magna della scuola di musica mi fanno la festa di compleanno. Entrando vedo pian piano la sala aprirsi davanti ai miei occhi, le luci soffuse, i tavoli bassi avvicinati alle pareti per lasciare spazio al centro, a "bordo pista" dei tavoli monogamba alti, giusto da appoggiarci sopra bicchieri o bottigliette, insomma, una piccola discoteca. Festeggiamo tutti insieme poi, come al solito, a letto.

24 Aprile

Oggi visita ad Amsterdam, capitale dell'Olanda, la Venezia del Nord Europa, centro nevralgico dei Paesi Bassi, patria di vetrine e coffee shop. Prima di arrivare in città passiamo sulla Grande Diga, una striscia di terra che divide gran parte del nord dell'Olanda dal mare. Sopra alla diga in terra e sassi passano 2 specie di autostrade più qualche stradina asfaltata per la manutenzione. Verso la capitale la strada si abbassa sempre più, fino a finire sotto il livello del mare, finchè il tunnel non incomincia a salire e ci si ritrova nel porto della città, sbucando da una costruzione enorme che sembra un transatlantico arenato. La visita della città incomincia con un giro in barca lungo i canali, solo la banda occupa un intero battello che proviamo a dirottare diverse volte nel corso del tour. Il giretto dura un'ora, dopodiché scendiamo e ci incamminiamo a piedi per le vie del centro. La massa di gente più si va avanti più si disperde, ognuno sparisce in piccoli gruppetti, ci ritroveremo tre ore dopo a raccontarcela nel viaggio di ritorno. Amsterdam, a differenza delle altre città olandesi che abbiamo visitato, è essenzialmente caotica. Più ci si avvicina al centro e più aumenta il viavai di persone. I negozi colorano le vie, passeggiando si possono trovare bar, sexy shop, negozi di souvenir, tavole calde, coffee shop, vetrine con donnine incluse, poi di nuovo sexy shop, bar e così via, in ognuna delle vie vicine e non al centro. Purtroppo Piazza Dham è invasa dalle giostre e non possiamo apprezzarne appieno la sua bellezza, riusciamo comunque a vedere almeno le facciate dei palazzi principali che circondano la piazza. Facciamo scorte in un negozio di "ricordini" e poi ci fermiamo a degustare l'ottima birra olandese in un barettino all'aperto. Ritorniamo al pullman ma è ancora presto, così l'autista scende e ci porta a fare un giro nelle vie rosse della capitale visto che ancora non le avevamo trovate. Ci lasciamo alle spalle il quartiere rosso e a malincuore torniamo al pullman. Dopo tre ore di viaggio arriviamo semicotti a Hoogezand, una doccia e poi a letto, ne avevamo bisogno.

25 Aprile

Mi sveglio nella mia cameretta presa in prestito, saranno le otto; se fossimo stati a casa ci saremmo trovati in scuola di musica dopo poco visto che oggi è il 25 Aprile, festa della Liberazione d'Italia. La bandiera piegata con attenzione nello zaino sarebbe tornata utile oggi, almeno per festeggiare sul pullman. Mentre in Italia sarebbe stata una giornata di commemorazioni e cerimonie, la nostra sarebbe stata una giornata di passeggiate e concerti. Giorni dopo, a malincuore, sono venuto a sapere del "grande assente", il caro Presidente del Consiglio, il quale ha pensato bene di dare la precedenza alla sua tendinite che alla memoria degli avvenimenti che segnarono la storia del mondo.
Lasciamo la scuola di musica verso le nove e mezza, il nostro primo obbiettivo è andare a prendere uno xilofono che ci verrà prestato per il concerto serale; con noi salgono due donne olandesi, mamme di due ragazzine del coro di clarinetti. Dopo un'ora di viaggio per paesini sperduti in mezzo alla campagna incomincia ad insinuarsi un sospetto tra le genti… ci siamo persi, e quel che è peggio è che le due olandesi (le quali teoricamente avrebbero dovuto farci da guida) non sanno dove siamo e continuano a indicare e a scatarrare sulla cartina dell'Olanda del Nord. Ne risulta che raggiungiamo 'sta benedetta casa dove è locato lo xilofono con un ritardo di quaranta minuti sulla tabella di marcia. Smontiamo e stipiamo lo strumentone sul pullman e partiamo verso la nostra ultima giornata in Olanda. Dopo un'altra ora di viaggio arriviamo in un paese in mezzo alla campagna, a pochi km dal mare. Li c'è un centro per l'accoglienza per le foche che, migrando, passano orfane o ferite dalle coste olandesi. L'ospedaletto è molto bello, c'è un piccolo centro per turisti dove si possono leggere cose interessanti sulle migrazioni di foche e vedere immagini d'ogni tipo su questi animali. Da immense vetrate guardiamo per mezz'ora, come dei deficienti, delle foche nuotare e guardarci a loro volta. Fuori, in apposite gabbie piscinate, nuotano allegre e all'aria aperta altre foche. Nel paese c'è un negozietto che vende qualsiasi cosa, nuova o usata, entrando si vede ovunque una miriade di segnavento da giardino, da tetto o da spiaggia, dalle forme più svariate: ometti che remano, oche che sbattono le ali, falegnami che tagliano la legna. Poi ci sono cartoline, foto piccole, grandi, in cornice e non, piccoli gadgets sulle foche e peluches d'ogni tipo. Sul retro, dopo essere passati per una oscura stanza occupata da scaffali di libri d'ogni genere, sono sistemati, su scansie varie, innumerevoli oggetti usati. Purtroppo abbiamo solo dieci minuti nei quali tentiamo di svaligiare l'intero negozio data l'elevata concentrazione di oggetti curiosi. Si ritorna sul pullman e, come accade dopo ogni giornata di shopping, assistiamo alla parata dei più diversi souvenirs.
Alle quattro e qualcosa raggiungiamo Groningen per la cena. Gli Olandesi, infatti, hanno l'abitudine di cenare molto presto, verso le cinque di solito, cosa che da noi, a meno che non sei cibo-dipendente, accade di rado. Saliamo tutti a bordo di un barcone trasformato in un ristorante e attraccato in uno dei canali che attraversano la città. A noi si uniscono gli olandesi del coro di clarinetti ed incominciano a servire la cena. Piatto unico: una crêpe dolce, cotta assieme alla pancetta, che prima di essere "gustata" va spalmata di caramello, farcita con striscioline di salame, fettine di cipolla e cremine varie a piacimento. Una volta imbottito di queste prelibatezze, il frittellone deve essere avvolto a mo' di rullo in modo che il risultato finale sia un involtone ipercalorico che solo l'uomo delle nevi riuscirebbe a digerire. Dopo la cena ci andiamo a prendere un caffè in un bar del centro, poi torniamo alla barca dove ci aspettano per portarci nella chiesa dove suoneremo la sera. Sono le sei, il concerto inizia alle otto e un quarto perciò abbiamo tutto il tempo di cambiarci, preparare gli strumenti, provare un paio di pezzi e prenderci una pausa. La chiesa dove suoniamo mi ricorda vagamente la chiesa dove Jake, uno dei Blues Brothers, riceve l'illuminazione. E' una chiesa di costruzione recente, ha su per giù 50 anni, fuori ha uno stile gotico, antico; dentro invece è come un'enorme stanzone, alto al centro, nei tre lati escluso l'altare si trova un altro piano che si apre al centro sulla "platea" sviluppandosi solo nelle vicinanze dei muri del perimetro. Trovandosi sull'altare quindi si ha l'impressione di trovarsi in un teatro "religioso" non soffocante ma aperto. Alle otto e un quarto precise, come da programma, inizia il concerto. John de Beer entra da una porticina laterale e il coro di clarinetti, già seduto, si alza in piedi per la presentazione. Dopo un breve discorso di John, il gruppo suona per quaranta minuti, due pezzi: il primo un concerto di Weber per clarinetto e orchestra, il secondo una selezione di ogni singolo atto del musical "West Side Story". Noi, dai soppalchi superiori ci becchiamo tutto il concerto. La stanchezza è forte e non sono pochi quelli che si addormentano con la testa appoggiata al parapetto. Sono altrettanti (della banda) anche quelli che guardano il concerto con un'espressione neutra, quelli che vedi troppo che nella testa stanno dormendo ma tengono comunque aperti gli occhi e a volte fanno facce troppo belle. Tocca a noi, c'è una piccola pausa per il pubblico prima di iniziare, intanto noi sistemiamo tutte le nostre cose, aggiungiamo dei leggii e ci sediamo. Paolo ci ha lasciato, è nelle stanze dietro al palco e aspetta. Pian piano nella chiesa cala un silenzio impressionante, non un rumore, solo di tanto in tanto i colpi di tosse di qualcuno. Aspettiamo due minuti abbondanti finchè dalla destra del palco arriva il maestro. Ci alziamo in piedi e il pubblico fa l'applauso di rito, ci sediamo e si cala di nuovo nel silenzio. Ci siamo, ecco quindi l'inizio del concerto più importante di tutto lo scambio, siamo tesi, lo si vede nelle facce dei nostri, Paolo muove la bacchetta e si aprono le danze. Ricordo tante cose di quel concerto, la prima è che la chiesa aveva un'acustica impressionante, infatti il suono si amalgamava in modo perfetto, ma non c'era eco come succede invece in tutte le chiese che conosco. Quindi uno poteva creare un suono potente e anche pieno di note corte e staccate che non c'era i minimo problema di fare un pastone musicale. Si sentiva tutto quindi, dalla nota più bassa a quella più alta, da quella più lunga a quella più corta, potenza ma non eco, un'acustica spettacolare. Il punto più bello del concerto è stato in un pezzo dal titolo "Into the joy of spring", un brano diviso in 3 tempi. Nel primo movimento (Winter's Fury) il tutto inizia dal nulla, ci sono due battute di cresecendo sul rullo di timpani e rullante dove si porta la banda ad una botta fortissima per poi tornare di nuovo al piano. La tensione ha voluto che in quella strappata tutti fossimo perfettamente sincronizzati e ne è risultato che l'impatto sonoro è stato impressionante, mai immaginato per la nostra banda. A fine concerto eravamo tutti soddisfatti, molto soddisfatti, avevamo fatto un ottimo lavoro nonostante avessimo alle spalle una settimana di gite a 2000 km da casa e nello stomaco una roba che adesso si avviava verso la digestione ma della quale anche i succhi gastrici avevano paura. Abbiamo tutti un bel ricordo di quel concerto, è stato come il concerto rivelatore che ci ha fatto pensare che anche se siamo dilettanti possiamo raggiungere ottimi livelli d'esecuzione e di suono. Da Groningen siamo tornati a Hoogezand per la festa d'addio dove per l'ennesima volta abbiamo banchettato a base di piccoli incidenti alimentari. All'una di notte gli autisti erano pronti per partire, così è iniziata la lunga e triste processione degli "arrivederci". Una volta saliti tutti abbiamo incominciato a salutare il coro di clarinetti dai vetri e loro hanno preso a inseguirci a piedi almeno per i primi 50 metri di strada. Scene da film e qualche lacrimuccia.
Dopo una notte di sonno tranquillo (incredibile ma vero) mi sveglio alle sette e mezza che siamo già in Germania da un bel po'. Mentre davanti regna un'aria tranquilla, dietro dove siamo noi, si respira un gran odore di piedi, effetto collaterale e indesiderato di questa vacanza. Alle sette e mezza di sera arriviamo a Reggiolo dopo circa 19 ore di viaggio. Si vuota il pullman e ci si saluta.
Due giorni dopo, il lunedì mattina, sarebbero arrivati gli Olandesi, lo scambio quindi era arrivato a metà e il lavoro più grosso iniziava ora.

 

 

 

Twitter

Banner
Banner